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PICCHETTI, ONORIFICENZE E STATUE

13 maggio 2016

E patapumfete! Un anno fa tutti gli organi di stampa riferivano con affilato sarcasmo del capitombolo di Silvio Berlusconi in occasione di una sua performance elettorale a Genova: accanto al podio era stata messa - non richiesta, non necessaria - una pedana in legno.

Altro episodio, sempre lui. Il 29 maggio si presenta allo "street fest" di un candidato sindaco a Segrate. Scopo della visita: fare gli auguri e invitare al voto. E allora? Che c'è di male? C'è che il candidato non era il suo. Qualcuno lo aveva accompagnato alla festa sbagliata e lui bravo ad accorgersene, ma la frittata era fatta.

Ancora. Andrea Bocelli in mondovisione all'inaugurazione dell'Expo, davanti al Duomo meneghino dà il meglio canoro di sé indossando a casaccio l'insegna di Grande Ufficiale (è stato nominato da Ciampi nel 2006; andava portata al collo, sotto la giacca, ed avrebbe previsto una placca appuntata sul petto a sinistra, sotto il taschino).

Fin qui, si tratta di fatti minori (nulla che metta a repentaglio l'immagine del Belpaese nel mondo, insomma). Ma quando viene in visita il Presidente iraniano e si pensa bene di coprire le statue al suo passaggio perché non abbia a vederne le pudenda, la cosa cambia. Dirà qualcuno: che c'entra? C'entra. Si tratta di incidenti figli della stessa sottovalutazione di un ruolo bistrattato e misconosciuto: quello del "cerimoniere-organizzatore".

Possiamo riderci su. Poche settimane dopo la poco edificante faccenda delle mutande alle statue, il picchetto militare accoglie l'ospite del Presidente del Consiglio chiamando solennemente gli "Onori al Primo Ministro della Repubblica dell'Iran", nello sbigottimento del medesimo che, essendo iracheno, ricorda bene la sanguinosa guerra combattuta contro il suo vicino, ora onorato contumace dal picchetto.

Noi che ce ne siamo tanto a lungo occupati, sappiamo bene che la parola "cerimoniale" quando viene pronunciata solitamente non provoca reazioni benevole. Il sopracciglio si inarca, le labbra si piegano in sorriso lieve e accondiscendente: si tratta di cose da parrucconi, vecchie, superate, che non hanno nulla a che vedere con il mondo del 2000.

Ma che cosa c'è di così insuperabilmente moderno in una mano offerta a un re che (distrattone) lascia che fluttui per aria per qualche istante prima di ritrarsi imbarazzata? Sono le mani del "maggiore" (il Re, in questo caso) che si offrono alla stretta delle altre, non il contrario. Ma bisogna saperlo, o bisogna che qualcuno ce lo suggerisca...

Quando capitano questi infortuni vien da dire: possibile che nessuno ci abbia pensato? A non mettere una pedana dove non ci va? A non far passare il presidente davanti alle statue che lo imbarazzano? Ad informarsi (nel caso del picchetto) sulla nazionalità dell'ospite? A chiarire usi e costumi (almeno i fondamentali) di un Capo di Stato o di Governo in visita?

Lo stesso vale per l'indirizzo sbagliato che porta alla festa sbagliata. Può capitare (ed è comunque all'origine di sonore arrabbiature) nel quotidiano di chiunque. Ma un personaggio pubblico davvero non dovrebbe. E un'onorificenza portata male, anche se con assoluta innocenza, è brutta, stonata, meglio di no.

Il mondo che viviamo sarà pure smart, ma non può essere approssimativo e pecione; pena veder realizzato il peggiore dei propri incubi adolescenziali: mostrarsi ridicoli. Quando viene organizzato un evento, una manifestazione, una iniziativa, è bene sapere ogni dettaglio. E organizzarsi con serietà.

Le attività connesse al Cerimoniale richiedono leggerezza, senso dell'armonia (e un pizzico di ironia), ma anche precisione e rigore, amore per le cose. Altrimenti tutto finisce in macchietta e diventa involontariamente "Tale e Quale Show". Come direbbe Crozza-Bersani: "Siam mica qui a metter il tight ai nani da giardino".

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Riceviamo da attenta lettrice e ringraziamo: lo avevamo dimenticato...

"Ogni volta che noto le storture negli spezzoni di video ai servizi televisivi, rabbrividisco. Il più banale, oltre a quelli descritti nel pezzo: è possibile non ci sia alcuno degli staff informato che nei paesi arabi non sta bene l’ospite accavalli le gambe mostrando sfacciatamente la suola della scarpa al padrone di casa? L’ha fatto Berlusconi (ma anche Obama...)."

 

Ho tuttavia notato che nella recente visita al presidente iraniano nessuna donna ha teso la mano nelle presentazioni, mentre peraltro Rouhani rendeva il saluto congiungendo le proprie mani con lieve inchino. Ho pensato che certo saranno stati i cerimonieri iraniani a imporre l’approccio … tanto dubito della conoscenza dei cerimoniali esteri da parte dei nostri …  

Un caro saluto, Maura

BUSINESS ATTIRE

12 marzo 2015

In America del Nord è abbastanza frequente leggere l'indicazione "business attire required" su un invito (capita, in verità, perfino di vedere "casual attire", che vuol dire "venite vestiti come vi pare purché coperti", nel senso di non ignudi). Significa che a quell'evento - uno qualsiasi, da una conferenza a un'inaugurazione, da una cena a un party - dovrete presentarvi secondo le regole del business attire.

Riassumendo: invitati a una cena "casual attire" (se chi invita NON ha dato indicazioni vuol dire che non gli importa un fico secco di come vi vestirete a casa sua; siete autorizzati a tenervi pantaloncini fiorati, capelli verdi e scarpe da ginnastica) è sostanzialmente vietato solo lasciare scoperte parti del corpo. Mentre se sull'invito sta scritto "business" - attire o casual, è uguale - dovrete far caso a cosa indossare.

Dal sito del College of Business, University of Missouri - Columbia: un abbigliamento corretto "non serve a mostrarsi all'ultima moda ma per ottenere un buon giudizio in ambiente di lavoro". Questo significa innanzitutto (ma vale solo SUL luogo di lavoro): se in un'azienda ci sono delle regole - tutti in giacca, tutti vestiti di nero, donne solo in gonna, eccetera - seguitele. E significa poi: anche fuori dal luogo di lavoro, la gente intorno a voi non ama essere disturbata (né attratta né respinta) dal vostro aspetto.

Business attire, regole per uomini e donne: 1) è indispensabile una accurata pulizia personale; 2) l'abito, quale che sia, deve essere pulito e stirato, non sembrare usato né avere etichette o fili pendenti; 3) gli indumenti di qualità durano a lungo e si indossano meglio, quindi spendete per vestire; 4) abbiate capelli curati e unghie in ordine (sconsigliati anche gli smalti aggressivi); 5) usate profumi leggeri e non invasivi; 6) indossate pochi gioielli (meglio solo orologio e fede per lui, niente piercing, no a orecchini enormi e colorati per lei); 7) i colori (ovunque addosso) non sono vietati ma devono essere considerati pericolose possibilità di errore.

Business attire, regole per uomini: 1) vanno portati vestito, camicia e (consigliata) cravatta; 2) sono sempre necessarie le calze, che non possono essere corte o colorate, con la cintura e le scarpe (mai sandali!) preferibilmente di pelle; 3) vietate le barbe incolte.

Business attire, regole per donne: 1) inappropriate le gonne sopra al ginocchio o con lunghi spacchi, spalle e schiena nuda, indumenti che somiglino a biancheria intima, abiti trasparenti, pantaloni stretti; 2) poco trucco; 3) sempre le calze, anche d'estate, e scarpe senza tacchi da vertigine.

Può sembrarci curioso che da una "regola" si debba apprendere come nell'occasione "X" (business attire required) vadano evitate le magliette sotto i vestiti, sia indispensabile astenersi da scarpe senza calze e necessario sembrare composti e decorosi piuttosto che sguaiati o dall'aspetto sciatto, ma tant'è. In buona sostanza, per gli europei del Sud un invito "business attire" (non è proprio così, ma dipende dal diverso valore che si dà all'abbigliamento da noi e da loro) equivale ad "abito scuro". Certo, vestiti "abito scuro" a un party "business attire" in America probabilmente sarete i più eleganti, forse quasi troppo, ma fuori posto non sembrerete di certo.

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